Radiestesia

La radiestesia è “sapere”, mentre la radionica è “agire”. Senza la radiestesia la radionica non esisterebbe o sarebbe inutile, per questo motivo molti la definiscono “un sistema basato sull’uso del pendolo” o anche semplicemente “radiestesia strumentale”.

La radiestesia utilizza per le sue indagini bacchette, verghe, piastre su cui sfregare le dita, pendoli di tutti i tipi, tutti strumenti che non hanno come alcuni credono poteri propri, ma servono esclusivamente ad amplificare le reazioni muscolari e nervose del radiestesista mentre interroga la sua sensibilità. La ricerca  radiestesica può toccare qualunque argomento, la salute, l’agricoltura, gli alimenti, i rimedi, le case, i corsi d’acqua, l’ecologia, in realtà tutto ciò che fa parte della nostra vita. L’indagine può anche essere condotta a distanza, nel qual caso ci si servirà di testimoni adeguati.

La radiestesia non è una cosa astrusa, misteriosa, complicata o inutile. Al contrario, è la capacità che ogni essere umano ha di ascoltare se stesso e l’ambiente in cui vive.
E’ la possibilità di ottenere risposte, e di poter scegliere cosa è meglio per noi, al di là dell’opinione altrui.
E’ un percorso che consiste nell’aprire e nello sviluppare la propria sensibilità.
E’ una strada per la conoscenza disponibile a tutti.
E soprattutto, è una occasione per vivere meglio la nostra vita quotidiana.

 

.......sulla radiestesia.....

 Radioestesia significa sensibilità alle radiazioni. 

La radioestesia dunque è  basata sulla ricerca delle radiazioni emesse da corpi viventi o non viventi, vicini o lontani, servendosi del principio che ogni corpo materiale emette delle proprie radiazioni o anche assorbe delle radi azioni provenienti da corpi esistenti nelle sue vicinanze. La rabdomanzia e la radioestesia si basano dunque sulla percezione delle radiazioni emanate da un corpo, vivente o non vivente.

In effetti gli strumenti radioestetici riescono a registrare le onde vibratorie generate naturalmente con una frequenza determinata simile a quella generata dalle radiotrasmissioni. Se si ha una radio e ci si vuole sintonizzare su una frequenza determinata, escludiamo quelle stazioni emittenti che non interessano ed andiamo a ‘sintonizzarci’ su quella prescelta individuando la frequenza; così  avviene al radioestesista: egli si concentra escludendo tutte quelle frequenze non vengono ricercate captando cosi  soltanto quelle le cui radiazioni vengono emesse dall’oggetto cercato. Il movimento della bacchetta o del pendolo evidenzia il percepimento delle radiazioni, in un certo senso percepisce la ‘sintonizzazione’ sull’oggetto o corpo in esame.

L’elemento più importante dell’operazione di radioestesia è dato dal ricevente i segnali, il rabdomante cioè, che captati i segnali li dirige involontariamente sulle proprie mani consentendo allo strumento di muoversi. Degli studi istologici effettuati sul cervelletto hanno messo in luce che il corpo cellulare di quest’organo si allunga attraverso innumerevoli ramificazioni nervose che rappresentano, in pratica, delle microantenne riceventi, capaci di vibrare in una ben determinata lunghezza d’onda che poi trasmette al cervello tramite impressioni sensoriali. L’uomo rappresenta esso stesso un’antenna ricevente sensibilissima capace di captare le onde trasmesse dall’ambiente e, a sua volta, è emittente di onde che si espandono in vibrazione.

Per qualche studioso la radioestesia a distanza sarebbe una percezione extrasensoriale  che andrebbe ricavata da onde riflesse emanate dal testimone che funge da antenna ricevente continua. In effetti l’operazione effettuata tramite la bacchetta o il pendolo fa sì  che questi strumenti assumano la caratteristica di amplificatori delle percezioni poiché  è  chiaro che l’uomo dovrebbe essere in grado di percepire le sensazioni senza alcun aiuto strumentale, limitandosi ad interpretare le ‘informazioni’ attraverso i diversi processi nervosi che avvengono nel suo organismo.

 Un viaggio di esplorazione per l’apprendimento di tecniche che permettono di captare e misurare le energie che ci avvolgono