Trovo questo poema, pur essendo estratto dalla Bibbia Il vecchio Testamento, di una meravigliosa leggerezza ed emozione per l’anima, una visione dell’amore cosi’ puro da risultare senza tempo. Buona lettura.

Questo poema, “Il cantico dei cantici”, può’ essere letto da diverse visioni:
Visione allegorica:
l’Amato è Dio, la donna è Israele, la Chiesa e l’anima cristiana, visione di una nuova alleanza di amore tra Dio e il suo popolo, tra Dio e l’anima.
Visione antropologica:
Un canto di amore dell’uomo per la donna. Il Cantico sarebbe come un commento sviluppato dei primi capitoli della Genesi, mettendo in scena un uomo e una donna che si amano in un’atmosfera di un nuovo Eden.

Visione intertestuale:
Colloca insieme le due precedenti letture: questi canti nascono forse con significato profano di canti di amore; ma dal momento che vengono inseriti nel Canone del libri della Bibbia assumono un significato nuovo.

Il Cantico, pertanto, esprime la relazione di Dio con il suo popolo, tra Cristo e la Chiesa, presentando ai nostri occhi la relazione di amore tra l’uomo e la donna in un orizzonte rinnovato di bellezza e di grazia.
Lettura allegorica e antropologica stanno insieme. I due registri dell’amore umano e divino si illuminano a vicenda.

Il contesto storico
Si indicano tre epoche :
•L’epoca salomonica (X-IX sec. A.C.)
•L’epoca dei Re (VIII-VII sec. a.C.) e, in particolare, il tempo di Ezechia (700 a.C.)

•L’epoca ellenistica (III sec. a.C.)

Composizione del Cantico
E’ possibile pensare  che possano essere una raccolta di canti di amore che non hanno relazione tra di loro, in effetti non e’ una concatenazione narrativa, come in un romanzo, ma un’unità lirica come in una sinfonia..
Vi si riconoscono tre blocchi: introduzione (1, 2-2, 7), prima parte (2, 8-5, 1), seconda parte (5, 2-8, 6). Il centro sarebbe in 5, 1, con un invito dello sposo (forse l’autore del Cantico) agli amici perché partecipino alla festa

Lezione spirituale:
– E’ un canto dell’amata. Sembra che parli a se stessa più che ad altre persone. Mentre nel canto precedente si evocava la felicità per una mutua presenza, qui si suppone che l’amato sia scomparso. Egli non riposa più con lei, ma “viene” (v. 8).

– Al v. 15 non parla più una singola persona. La donna, comunque, fa parte del gruppo e i destinatari non sono identificati.
All’immagine delle volpi, simbolo dell’amore incostante, l’autore contrappone quello della gazzella o del cerbiatto, richiamo di fedeltà. La natura viene idealizzata e tra amore umano e natura vi è continuità.

Anche nelle stagioni: dall’inverno si passa alla primavera, come dall’assenza alla presenza. L’amata è inaccessibile come una colomba selvatica, pronta alla fuga, che vive nascosta tra le fenditure della roccia.

TITOLO E PROLOGO
[1]Cantico dei cantici, che è di Salomone.
La sposa
[2]Mi baci con i baci della sua bocca! Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino.

[3]Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi, profumo olezzante è il tuo nome,
per questo le giovinette ti amano. [4]Attirami dietro a te, corriamo!

M’introduca il re nelle sue stanze: gioiremo e ci rallegreremo per te, ricorderemo le tue tenerezze più del vino. A ragione ti amano!

PRIMO POEMA
La sposa
[5]Bruna sono ma bella,
o figlie di Gerusalemme,
come le tende di Kedar,
come i padiglioni di Salma. [6]Non state a guardare che sono bruna, poiché mi ha abbronzato il sole.

I figli di mia madre si sono sdegnati con me: mi hanno messo a guardia delle vigne;
la mia vigna, la mia, non l’ho custodita. [7]Dimmi, o amore dell’anima mia, dove vai a pascolare il gregge,
dove lo fai riposare al meriggio, perché io non sia come vagabonda dietro i greggi dei tuoi compagni.

Il coro
[8]Se non lo sai, o bellissima tra le donne, segui le orme del gregge
e mena a pascolare le tue caprette presso le dimore dei pastori.

Lo sposo
[9]Alla cavalla del cocchio del faraone
io ti assomiglio, amica mia. [10]Belle sono le tue guance fra i pendenti, il tuo collo fra i vezzi di perle. [11]Faremo per te pendenti d’oro,
con grani d’argento.

Duetto
[12]Mentre il re è nel suo recinto,
il mio nardo spande il suo profumo.
[13]Il mio diletto è per me un sacchetto di mirra, riposa sul mio petto.
[14]Il mio diletto è per me un grappolo di cipro nelle vigne di Engàddi.

[15]Come sei bella, amica mia, come sei bella! I tuoi occhi sono colombe.
[16]Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso! Anche il nostro letto è verdeggiante. [17]Le travi della nostra casa sono i cedri, nostro soffitto sono i cipressi.

Cantico dei Cantici – Capitolo 2
[1]Io sono un narciso di Saron,
un giglio delle valli.
[2]Come un giglio fra i cardi,
così la mia amata tra le fanciulle. [3]Come un melo tra gli alberi del bosco, il mio diletto fra i giovani.

Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo e dolce è il suo frutto al mio palato. [4]Mi ha introdotto nella cella del vino e il suo vessillo su di me è amore. [5]Sostenetemi con focacce d’uva passa, rinfrancatemi con pomi,
perché io sono malata d’amore.

[6]La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.
[7]Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, per le gazzelle o per le cerve dei campi: non destate, non scuotete dal sonno l’amata, finché essa non lo voglia.

SECONDO POEMA
La sposa
[8]Una voce! Il mio diletto! Eccolo, viene
saltando per i monti, balzando per le colline. [9]Somiglia il mio diletto a un capriolo o ad un cerbiatto.

Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate. [10]Ora parla il mio diletto e mi dice: «Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!

[11]Perché, ecco, l’inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n’è andata; [12]i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire nella nostra campagna.

[13]Il fico ha messo fuori i primi frutti e le viti fiorite spandono fragranza. Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!

[14]O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è leggiadro».

[15]Prendeteci le volpi,
le volpi piccoline
che guastano le vigne,
perché le nostre vigne sono in fiore. [16]Il mio diletto è per me e io per lui. Egli pascola il gregge fra i gigli.

[17]Prima che spiri la brezza del giorno e si allunghino le ombre, ritorna, o mio diletto, somigliante alla gazzella
o al cerbiatto,
sopra i monti degli aromi.

Cantico dei Cantici – Capitolo 3
[1]Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore;
l’ho cercato, ma non l’ho trovato. [2]«Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze;
voglio cercare l’amato del mio cuore». L’ho cercato, ma non l’ho trovato.

[3]Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: «Avete visto l’amato del mio cuore?».
[4]Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l’amato del mio cuore.
Lo strinsi fortemente e non lo lascerò
finché non l’abbia condotto in casa di mia madre, nella stanza della mia genitrice.

Lo sposo
[5]Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, per le gazzelle e per le cerve dei campi: non destate, non scuotete dal sonno l’amata finché essa non lo voglia.

TERZO POEMA
Il poeta
[6]Che cos’è che sale dal deserto come una colonna di fumo, esalando profumo di mirra e d’incenso e d’ogni polvere aromatica? [7]Ecco, la lettiga di Salomone: sessanta prodi le stanno intorno, tra i più valorosi d’Israele.

[8]Tutti sanno maneggiare la spada, sono esperti nella guerra;
ognuno porta la spada al fianco contro i pericoli della notte.
[9]Un baldacchino s’è fatto il re Salomone, con legno del Libano.

[10]Le sue colonne le ha fatte d’argento, d’oro la sua spalliera;
il suo seggio di porpora,
il centro è un ricamo d’amore
delle fanciulle di Gerusalemme.

[11]Uscite figlie di Sion,
guardate il re Salomone
con la corona che gli pose sua madre, nel giorno delle sue nozze,
nel giorno della gioia del suo cuore.

Cantico dei Cantici – Capitolo 4
Lo sposo
[1]Come sei bella, amica mia, come sei bella! Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre, che scendono dalle pendici del Gàlaad.

[2]I tuoi denti come un gregge di pecore tosate, che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna. [3]Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota attraverso il tuo velo.

[4]Come la torre di Davide il tuo collo, costruita a guisa di fortezza. Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
[5]I tuoi seni sono come due cerbiatti, gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.

[6]Prima che spiri la brezza del giorno e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell’incenso. [7]Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia. [8]Vieni con me dal Libano, o sposa, con me dal Libano, vieni!

Osserva dalla cima dell’Amana, dalla cima del Senìr e dell’Ermon, dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
[9]Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!

[10]Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze. L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi. [11]Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.

[12]Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
[13]I tuoi germogli sono un giardino di melagrane, con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,

[14]nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo con ogni specie d’alberi da incenso; mirra e aloe
con tutti i migliori aromi. [15]Fontana che irrora i giardini,
pozzo d’acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.

La sposa
[16]Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni, soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.

Cantico dei Cantici – Capitolo 5
Lo sposo
[1]Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa, e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo; mangio il mio favo e il mio miele,
bevo il mio vino e il mio latte.
Mangiate, amici, bevete;
inebriatevi, o cari.

QUARTO POEMA
La sposa
[2]Io dormo, ma il mio cuore veglia. Un rumore! E’ il mio diletto che bussa: «Aprimi, sorella mia,
mia amica, mia colomba, perfetta mia; perché il mio capo è bagnato di rugiada, i miei riccioli di gocce notturne».

[3]«Mi sono tolta la veste;
come indossarla ancora?
Mi sono lavata i piedi;
come ancora sporcarli?».
[4]Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio e un fremito mi ha sconvolta.

[5]Mi sono alzata per aprire al mio diletto
e le mie mani stillavano mirra,
fluiva mirra dalle mie dita
sulla maniglia del chiavistello.
[6]Ho aperto allora al mio diletto,
ma il mio diletto gia se n’era andato, era scomparso. Io venni meno, per la sua scomparsa.
L’ho cercato, ma non l’ho trovato,
l’ho chiamato, ma non m’ha risposto.

[7]Mi han trovato le guardie che perlustrano la città; mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.
[8]Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d’amore!

Il coro
[9]Che ha il tuo diletto di diverso da un altro, o tu, la più bella fra le donne?
Che ha il tuo diletto di diverso da un altro, perché così ci scongiuri?

La sposa
[10]Il mio diletto è bianco e vermiglio, riconoscibile fra mille e mille. [11]Il suo capo è oro, oro puro,
i suoi riccioli grappoli di palma, neri come il corvo.
[12]I suoi occhi, come colombe
su ruscelli di acqua;
i suoi denti bagnati nel latte, posti in un castone.

[13]Le sue guance, come aiuole di balsamo, aiuole di erbe profumate;
le sue labbra sono gigli,
che stillano fluida mirra.
[14]Le sue mani sono anelli d’oro, incastonati di gemme di Tarsis.
Il suo petto è tutto d’avorio, tempestato di zaffiri.

[15]Le sue gambe, colonne di alabastro, posate su basi d’oro puro.
Il suo aspetto è quello del Libano, magnifico come i cedri. [16]Dolcezza è il suo palato;
egli è tutto delizie!
Questo è il mio diletto, questo è il mio amico, o figlie di Gerusalemme.

Cantico dei Cantici – Capitolo 6
Il coro
[1]Dov’è andato il tuo diletto,
o bella fra le donne?
Dove si è recato il tuo diletto, perché noi lo possiamo cercare con te?

La sposa
[2]Il mio diletto era sceso nel suo giardino
fra le aiuole del balsamo
a pascolare il gregge nei giardini
e a cogliere gigli.
[3]Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me; egli pascola il gregge tra i gigli.

QUINTO POEMA
Lo sposo
[4]Tu sei bella, amica mia, come Tirza, leggiadra come Gerusalemme, terribile come schiere a vessilli spiegati. [5]Distogli da me i tuoi occhi:
il loro sguardo mi turba.
Le tue chiome sono come un gregge di capre che scendono dal Gàlaad.

[6]I tuoi denti come un gregge di pecore che risalgono dal bagno.
Tutte procedono appaiate
e nessuna è senza compagna. [7]Come spicchio di melagrana la tua gota, attraverso il tuo velo. [8]Sessanta sono le regine, ottanta le altre spose,
le fanciulle senza numero.

[9]Ma unica è la mia colomba la mia perfetta, ella è l’unica di sua madre,
la preferita della sua genitrice.
L’hanno vista le giovani e l’hanno detta beata,
le regine e le altre spose ne hanno intessuto le lodi. [10]«Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati?».

[11]Nel giardino dei noci io sono sceso, per vedere il verdeggiare della valle,
per vedere se la vite metteva germogli,
se fiorivano i melograni.
[12]Non lo so, ma il mio desiderio mi ha posto sui carri di Ammi-nadìb.

Cantico dei Cantici – Capitolo 7
Il coro
[1]«Volgiti, volgiti, Sulammita, volgiti, volgiti: vogliamo ammirarti». «Che ammirate nella Sulammita durante la danza a due schiere?».

Lo sposo
[2]«Come son belli i tuoi piedi
nei sandali, figlia di principe!
Le curve dei tuoi fianchi sono come monili, opera di mani d’artista.
[3]Il tuo ombelico è una coppa rotonda che non manca mai di vino drogato.
Il tuo ventre è un mucchio di grano, circondato da gigli.

[4]I tuoi seni come due cerbiatti, gemelli di gazzella.
[5]Il tuo collo come una torre d’avorio;
i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbòn, presso la porta di Bat-Rabbìm;
il tuo naso come la torre del Libano
che fa la guardia verso Damasco.

[6]Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo e la chioma del tuo capo è come la porpora; un re è stato preso dalle tue trecce». [7]Quanto sei bella e quanto sei graziosa,
o amore, figlia di delizie!
[8]La tua statura rassomiglia a una palma
e i tuoi seni ai grappoli.

[9]Ho detto: «Salirò sulla palma, coglierò i grappoli di datteri;
mi siano i tuoi seni come grappoli d’uva e il profumo del tuo respiro come di pomi».

La sposa
[10]«Il tuo palato è come vino squisito, che scorre dritto verso il mio diletto
e fluisce sulle labbra e sui denti! [11]Io sono per il mio diletto
e la sua brama è verso di me. [12]Vieni, mio diletto, andiamo nei campi, passiamo la notte nei villaggi.

[13]Di buon mattino andremo alle vigne; vedremo se mette gemme la vite,
se sbocciano i fiori,
se fioriscono i melograni:
là ti darò le mie carezze!
[14]Le mandragore mandano profumo;
alle nostre porte c’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi;
mio diletto, li ho serbati per te».

Cantico dei Cantici – Capitolo 8
[1]Oh se tu fossi un mio fratello, allattato al seno di mia madre! Trovandoti fuori ti potrei baciare e nessuno potrebbe disprezzarmi.

[2]Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre; m’insegneresti l’arte dell’amore.
Ti farei bere vino aromatico,
del succo del mio melograno.
[3]La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.

Lo sposo
[4]Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, non destate, non scuotete dal sonno l’amata, finché non lo voglia.

EPILOGO
[5]Chi è colei che sale dal deserto, appoggiata al suo diletto? Sotto il melo ti ho svegliata;
là, dove ti concepì tua madre, là, dove la tua genitrice ti partorì.

La sposa
[6]Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore!

[7]Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio.

APPENDICI
Due epigrammi
[8]Una sorella piccola abbiamo, e ancora non ha seni.
Che faremo per la nostra sorella, nel giorno in cui se ne parlerà?

[9]Se fosse un muro,
le costruiremmo sopra un recinto d’argento; se fosse una porta,
la rafforzeremmo con tavole di cedro. [10]Io sono un muro
e i miei seni sono come torri!
Così sono ai suoi occhi
come colei che ha trovato pace!

[11]Una vigna aveva Salomone in Baal-Hamòn; egli affidò la vigna ai custodi; ciascuno gli doveva portare come suo frutto mille sicli d’argento.
[12]La vigna mia, proprio mia, mi sta davanti: a te, Salomone, i mille sicli
e duecento per i custodi del suo frutto!

Ultime aggiunte
[13]Tu che abiti nei giardini
– i compagni stanno in ascolto – fammi sentire la tua voce. [14]«Fuggi, mio diletto, simile a gazzella
o ad un cerbiatto,
sopra i monti degli aromi!».